Garatelier

/Cecilia Maran

Mare e Laguna di Venezia

Cecilia Maran · Padova 2022

«Mejo no ’ndarghe», i dixe

Venezia è una città estremamente particolare, che deve la sua esistenza alla fragile relazione con l’imprevedibile natura dell’acqua che la circonda.

«Mejo no ’ndarghe», i dixe: il bacino della laguna in colori caldi, che mappano l’inquinamento delle acque
Anno
Padova 2022
Tecnica
Acquaforte, marbling, maniera zucchero e morsure dirette con acido nitrico e citrosodina
Matrici
Lastre di zinco sfondate
Formato
Stampa con cornice, 700 × 1000 mm
Carta
Magnani Pescia 310 g
Tiratura
1/3

/L’opera

Le barene, le velme e i fondali marini che caratterizzano la Laguna ospitano forme di vita estremamente particolari, tanto da lasciare meravigliati coloro che vi si addentrano. Ambienti delicati, ma non per questo meno minacciati dall’azione dell’uomo su di essi il quale, attraverso l’inquinamento delle acque, rischia di causare il deperimento, la sparizione e, in ultimo, lo sprofondamento di tutto ciò.

L’acqua che descrive il Bacino della Laguna di Venezia si mostra ai nostri occhi di quel colore verde-azzurro, pronto ad accogliere il sole al tramonto creando i caratteristici riflessi di luce; l’opera ricostruisce tale luogo utilizzando invece colori caldi, insoliti, utili però a mapparlo, evidenziando i livelli di inquinamento che caratterizza le sue acque.

La Laguna si mostra così in tutta la sua morfologica bellezza e poesia, accompagnata però dal pericolo e dalla minaccia sempre presente dell’essere umano che talvolta, è il primo a confermare quanto sia Mejo no ’ndarghe (meglio non andarci).

/Da vicino

Il segno, da vicino

Il bordo tagliato, il punto in cui il metallo si è aperto, i colori che si sovrappongono.

«Mejo no ’ndarghe», i dixe: dettaglio della morsura sulla carta
Dettaglio
«Mejo no ’ndarghe», i dixe: secondo dettaglio, i colori sovrapposti
Dettaglio
Crediti
Artista e stampatrice: Cecilia Maran
Fotografie
Archivio dell’artista