
01
Simona Boccardi
Sradicati, 2024
Serigrafia · 35 × 50 cm
Mostra inaugurale
Mostra · conclusa
26 settembre 2026, ore 18
Rubano (PD) · Via Antonio Rossi 88 · Ingresso libero
La prima open call di Garatelier. Le opere scelte sono state la mostra con cui lo spazio ha aperto al pubblico.
/La mostra
Garatelier ha aperto al pubblico il 26 settembre 2026, in via Antonio Rossi 88 a Rubano, con la mostra collettiva «Tracce», rimasta in parete fino al 10 ottobre. Era la prima volta che il laboratorio apriva le porte, e le opere arrivavano dalla prima open call internazionale lanciata dallo studio. La mostra è a cura di Cecilia Maran, in collaborazione con CTRL+G, MovingLab Venice e Artide.
Tutto partiva da una parola. Nella stampa d’arte la traccia è il mestiere stesso: il segno che la punta lascia sullo zinco, la morsura che l’acido apre nella lastra, la pressione del torchio che passa l’inchiostro alla carta. Ogni foglio è la traccia di una matrice, e la matrice è la traccia di un gesto. Ogni luogo conserva le tracce di chi lo attraversa. Abbiamo chiesto un’opera che documentasse un percorso, una trasformazione, una memoria, una ricerca in corso, con qualunque tecnica di stampa e in qualunque forma.
Le candidature si sono chiuse il 26 agosto: 123, arrivate da tutto il mondo. Le ha lette una giuria con mestieri diversi, chi incide e stampa, chi cura mostre e segue artisti emergenti, chi insegna, chi lavora su strategia e progetto. Ogni candidatura è passata sotto tutti questi sguardi.
In giuria: Cecilia Maran, fondatrice di Garatelier; Alice Pianta, artista e printmaker; Roberta Feoli De Lucia, artista, printmaker ed educatrice; Giorgia Munaron e Vittoria Mastrolilli, di MovingLab Venice; Giulio Beccegato, di CTRL+G.
Dalle 123 candidature la giuria ha scelto 18 opere. Attraversano buona parte della stampa d’arte di oggi: acqueforti, acquetinte e puntesecche, una maniera nera, serigrafie e una risografia, una matrice incisa al laser, un libro d’artista da sfogliare, edizioni che diventano oggetto e cofanetto. Fogli singoli e composizioni di più elementi, in mostra a Garatelier dal 26 settembre al 10 ottobre. Il catalogo è in arrivo: si potrà sfogliare in PDF e acquistare su Amazon.
Le opere stavano in parete senza cornice e senza vetro, all’altezza degli occhi: la carta si guardava da vicino, nella grana e nel rilievo lasciato dal torchio. Alcuni fogli scendevano dal soffitto in mezzo alla sala, il libro d’artista si sfogliava con i guanti bianchi, e il torchio è rimasto al suo posto, fra le opere. Al centro di tutto c’era il segno, analogico o digitale.
Dintorni, la rivista che racconta arte e design in Veneto, ha intervistato Cecilia sulla nascita di Garatelier e su «Tracce». Leggi nel Diario→
Grazie a CTRL+G e a MovingLab Venice, che hanno sostenuto la open call e hanno letto le candidature insieme a noi, e ad Artide, che ha affiancato Garatelier nella mostra. E grazie a tutte le artiste e gli artisti che hanno inviato il proprio lavoro da tutto il mondo: 123 candidature per uno studio che ancora doveva aprire la porta. Ci hanno detto, prima di chiunque altro, che questa strada aveva senso.
/Gli artisti selezionati

01
Sradicati, 2024
Serigrafia · 35 × 50 cm
01 / 18Simona Boccardi
/L’opera
/L’artista
Simona Boccardi (Foggia, 2001) è un’artista originaria del Subappennino Dauno. Dopo un primo percorso al liceo scientifico, decide di cambiare direzione e si forma in ambito artistico presso l’Accademia di Belle Arti. Inizialmente attratta dal mondo della grafica, nel tempo si orienta verso le arti visive, in una costante ricerca di linguaggi che le permettano di costruire una visione autentica e personale.
Amo l’essenzialità, quella che non ha bisogno di alzare la voce. Credo nei gesti semplici, nei piccoli spostamenti che sanno raccontare mondi complessi. Il mio lavoro nasce spesso in silenzio, dove affiorano i temi legati all’identità, all’infanzia, alla terra e alla comunità. Non cerco risposte definitive, ma immagini che restino aperte. Nelle pieghe del quotidiano, continuo a cercare forme per raccontare il sottovalutato.
/Sull’opera
Cosa resta dell’essere privato del proprio luogo? Cosa resta del luogo privato di chi lo abita?
Ho ridotto gli edifici a pure forme geometriche, gesto che rivela uno scarto ontologico tra forma e contenuto. In quel volume elementare si stratifica l’intero spessore dell’esistere in comune: genealogie, conflitti, epoche sovrapposte, lingue e sapori tramandati. La geometria, muta in apparenza, è scrittura: è storia, è persona.
Spostare quegli edifici, sottrarli al contesto d’origine, non è gesto neutro: è operazione ontologica. Nella sede originaria testimoniano una comunità; altrove, restano pura sagoma, guscio senza voce.
Lo stesso accade a chi emigra: si denatura, perde una parte di sé, la propria identità territoriale. Il luogo abbandonato si svuota di senso, come un lutto.
Nasce da un’urgenza autobiografica: quegli edifici sono Bovino, borgo medievale nel foggiano dove sono nata, spopolatosi negli anni.

02
Maps, 2024
Acquaforte e puntasecca · stampa 30 × 40 cm
02 / 18Susanna Guidi
/L’opera
/L’artista
Susanna Guidi (Lucca, 1999) ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara, conseguendo la Laurea Triennale in Grafica d’Arte. Attualmente concentra la sua ricerca artistica sul corpo, sulla pelle e il loro rapporto strettamente connesso con il dolore e la memoria, intrecciando le sue esperienze personali agli studi storico-artistici e filosofici. Il corpo e il concetto di “superficie” che lo ingloba, sono visti e vissuti dall’artista come luogo conflittuale e territorio ideale per una realtà fenomenica. Durante la sua carriera accademica, intrecciando le sue esperienze personali all’interesse con la filosofia, ha approfondito gli aspetti teorici ed espressivi della sua ricerca attraverso la pratica incisoria, col tempo estesa ad altri linguaggi tecnici.
/Sull’opera
Maps si concentra sull’incredibile capacità del corpo umano, in particolare della mano, di conservare e riflettere il passato, il presente e il futuro di una persona.
La pratica della chirologia e della chiromanzia si unisce alla ricca trama delle esperienze di vita di ciascun individuo, offrendo un potente strumento per comprendere il percorso e il destino di una persona nel corso della sua esistenza. Le linee della mano, in costante evoluzione, fungono da custodi dei ricordi e delle esperienze vissute, trasformandosi in una complessa mappa che può essere difficile da interpretare, sia per gli altri che per noi stessi.
La pelle, nel suo ruolo di custode del tempo, assorbe e conserva le impronte delle nostre vite: cicatrici, segni e tracce che raccontano storie di gioie e dolori. È un registro tangibile delle nostre esperienze, un luogo dove ogni dettaglio, seppur apparentemente dimenticato nella mente, continua a esistere nel nostro corpo.

03
Campo di Forze, 2026
Acquaforte · 35 × 50 cm
03 / 18Anna Berrino
/L’opera
/L’artista
Anna Berrino è un’artista visiva con sede a Firenze. La sua pratica si sviluppa tra expanded printmaking e installazione site-specific, esplorando le intersezioni tra paesaggio, materiali e processi. Dopo una formazione presso l’Edinburgh College of Art, si specializza in stampa d’arte presso la Fondazione Il Bisonte. Ha esposto a livello internazionale e le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private. Nel 2026 ha vinto la biennale di incisione Calco.
/Sull’opera
Il lavoro nasce dalla mia pratica di cammino nel paesaggio e dalla riflessione sui concetti elaborati dal filosofo Timothy Morton sul paesaggio come spazio di co-appartenenza, non uno sfondo neutro da osservare o rappresentare, ma un sistema di relazioni nel quale l’umano è implicato e dal quale viene continuamente modificato.
In questa prospettiva, il paesaggio non appare leggibile o armonico, ma come campo complesso di interazioni tra pratiche umane, dinamiche animali e processi ambientali. La perdita di leggibilità dell’immagine non è un effetto estetico, ma una presa di posizione: disattiva uno sguardo che cerca nel territorio una forma stabile, restituendolo invece come processo in atto, che richiede nuove modalità di lettura e di responsabilità.
La matrice è stata realizzata con l’uso di diverse tecniche: acquaforte, acquatinta, punta secca e maniera al sale. La lastra è stata sottoposta a più morsure e fasi di cancellazione, abrasione e successiva re-incisione, dettate dai miei spostamenti, pause, incontri. Ne deriva una superficie stratificata in cui il segno non è solo tracciato, ma accumulo, perdita e trasformazione. È un segno temporaneo e stratificato, che racconta una relazione piuttosto che un’immagine.
Questa stampa fa parte di una serie legata all’ecologia montana e la pratica artistica e ha preso forma durante periodi di ricerca in contesti alpini.

04
Urban Walls, 2020
Libro d'artista · 25,3 × 19,5 × 3 cm
04 / 18Snezhina Biserova
/L’opera
/L’artista
Nata a Sofia nel 1962.
Nel 1988 consegue il Master of Fine Arts in grafica d’arte all’Accademia Nazionale di Belle Arti di Sofia, dove dal 2006 al 2024 insegna nel dipartimento «Libro e grafica a stampa».
Dal 2024 è professoressa all’Università di Sofia «St. Kliment Ohridski», Facoltà di Scienze della formazione e delle arti, dipartimento di Arti visive.
Ha partecipato a molte mostre collettive e progetti d’arte, in Bulgaria e all’estero, e ha tenuto 16 personali in Bulgaria e in Polonia. Ha ricevuto riconoscimenti nazionali e internazionali; sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private in Bulgaria e all’estero.
Dal 1991 è membro dell’Unione degli artisti bulgari, associata all’UNESCO, e dal 2021 dell’Associazione Nazionale Incisori Italiani APS di Vigonza (Padova).
/Sull’opera
Il libro d’artista «Urban Walls» è un’edizione d’arte bilingue, in bulgaro e in inglese, costruita con testi e immagini dell’autrice. Il materiale grafico ritrae un ambiente urbano reale, con gli annunci di date e luoghi di eventi culturali lontani e dimenticati: un’agenda che per sua natura tende al disordine e al consumo.
I collage di affissioni sovrapposte, formati nel tempo, restano autentici ma entrano in nuove relazioni di senso: si caricano di significati, allusioni e interpretazioni nuove e tornano come oggetti creativi. Frasi e simboli separati, mostrati fuori dal loro contesto d’origine, creano un gioco visivo in cui ricodifico il loro significato in accenti unici. Integrando la tipografia nell’immagine, aggiro in parte il suo ruolo principale: la leggibilità.
Testo dell’artista, tradotto dall’inglese.

05
Silentium grave, 2026
Acquaforte · 35 × 42,5 cm
05 / 18Matilda Forner
/L’opera
/L’artista
Matilda Forner (Padova, 1997) ha conseguito nel 2020 il Diploma Accademico di Primo Livello in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia e, nel 2024, il Diploma Accademico di Secondo Livello in Grafica d’Arte e Disegno presso il medesimo istituto. Nello stesso anno è risultata assegnataria di una borsa di studio per la frequenza del corso annuale di Incisione e Stampa d’Arte presso la Fondazione Il Bisonte – Scuola per lo Studio dell’Arte Grafica di Firenze. Nel 2025-2026 ha svolto l’incarico di assistente di laboratorio di Tipografia presso la medesima Fondazione, dedicandosi alla ricerca e all’approfondimento delle tecniche incisorie e della stampa d’arte.
/Sull’opera
Un paesaggio montuoso, remoto e severo, si apre in una dimensione sospesa, dove la presenza delle montagne evoca un senso di solitudine profonda e di silenzio. Le forme, immerse in un’atmosfera quasi immobile, sembrano custodire una memoria antica, di cui rimangono tracce silenziose, lontane dalla presenza umana. Tracce che non raccontano necessariamente un passaggio, ma suggeriscono ciò che il tempo ha lasciato impresso nel paesaggio. Ne nasce una sensazione di estraneità e raccoglimento, come trovarsi davanti a qualcosa di immenso e indecifrabile. Il paesaggio non racconta un luogo preciso, ma uno stato interiore: una quiete intensa, attraversata da un sentimento di distanza, memoria e mistero.

06
Posarsi, 2026
Acquaforte su zinco · 50 × 35 cm
06 / 18Laura Serafini
/L’opera
/L’artista
Nata a Bolzano nel 2000, vivo tra Milano e Bolzano. Nel 2024 mi sono diplomata in Grafica d’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove frequento il corso magistrale nella stessa materia. Ho frequentato il Liceo Artistico Giovanni Pascoli, passando un anno all’estero, in Galles (GB), dove ho studiato Fine Arts. Il mio lavoro indaga la memoria, soprattutto il vissuto personale e la nostalgia. Uso tecniche legate alla grafica, al disegno e alla fotografia, tutte legate ai miei studi.
/Sull’opera
Posarsi è un lavoro che incorpora sullo stesso foglio momenti e luoghi distanti. La carta diventa spazio condiviso, luogo di incontro di memorie sparpagliate. Tre lastre per tre istanti: un ghirigoro scovato in Portogallo, due sedie in riva al lago a Lugano, e una sedia incontrata in un parco di Milano. Queste immagini mi permettono di riappropriarmi, tramite la pratica del segno, della memoria che continua a sfuggirmi, riuscendo a riportare alla luce questi momenti di cui mi rimangono solo tracce.

07
Infinite Fragments, 2025
Serigrafia su fibra vegetale · 50 × 25 cm
07 / 18Majka Dokudowicz
/L’opera
/L’artista
Nata a Varsavia nel 1990. Lavora all’Accademia di Belle Arti e Design E. Geppert di Breslavia, dove ha conseguito il dottorato in grafica d’arte, ed è laureata anche in Studi culturali. Si occupa di stampa d’arte, legatoria e carta fatta a mano ed è cofondatrice di Misprint Studio.
Ha partecipato a residenze in Germania, Spagna e Stati Uniti. Ha ricevuto numerosi premi in concorsi internazionali, fra cui il Grand Prize alla X Intercontinental Small Graphic Biennial di Aiud, il secondo premio alla 12ª Biennale internazionale di arte in miniatura di Częstochowa e il Prize of Excellence all’8ª NBC MESHTECH Tokyo International Screen Print Biennial. Ha esposto in più di 200 mostre in tutto il mondo.
/Sull’opera
In questo lavoro indago ciò che è fragile e incompiuto, sospeso fra presenza e assenza. Lavoro con la rovina come processo che avviene senza sosta: nella materia, nella stampa, nello sguardo. Il frammento diventa una forma di durata, che lascia vedere insieme il passato e il futuro. Ciò che resta non è un semplice residuo, ma una traccia: il segno di qualcosa che c’è stato e sta già scomparendo. In questo contesto il ritratto diventa un modo di pensare a una persona e alla sua caducità: un’immagine che non conserva, ma nasconde. L’immagine non si limita a rappresentare la rovina, ne diventa una manifestazione: un’esperienza dello sguardo che rivela e insieme distrugge. È così che intendo anche il lavoro con la stampa e con la fibra che preparo da me. Le opere non tentano di ricostruire l’intero: sono un modo di fare i conti con l’impossibilità di farlo. Restano come tracce, registrazioni di una presenza che non si potrà mai recuperare del tutto.
Testo dell’artista, tradotto dall’inglese.

08
ANTE LITTERAM, 2024
Serigrafia · 29,8 × 36,5 × 4 cm
08 / 18Enrico Bani
/L’opera
In mostra si può toccare, con i guanti bianchi.
/L’artista
Enrico Bani (Pisa, 1996) ha studiato Grafica d’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara, dove ha conseguito la laurea triennale e magistrale. Ha svolto un periodo di studi Erasmus presso l’Accademia di Belle Arti di Varsavia. Attualmente è tirocinante presso DruckWerk e Quint Screen Print a Vienna. Il suo lavoro è stato presentato in musei, gallerie e premi internazionali di grafica d’arte in Italia e in Europa.
/Sull’opera
ANTE LITTERAM raccoglie le tracce di una ricerca passata e di un momento di transizione verso una nuova realtà e un nuovo linguaggio. Portando alla luce ciò che è stato prima della scrittura, ricercando quel segno e quella forma che si nasconde nel linguaggio. L’edizione d’arte diventa oggetto, contenitore e opera, capace di custodire e rendere visibili segni, forme e materie. Attraverso la loro composizione e stratificazione modulare emerge un alfabeto mutevole e a-significante che si afferma nella deriva della scrittura e apre alla creazione di un nuovo linguaggio: l’anti-linguaggio.

09
Ciò che abbiamo aperto, 2026
Acquaforte · foglio 35,5 × 25 cm
09 / 18Arianna Bravin
/L’opera
/L’artista
Arianna Bravin, nata a Motta nel 1999, artista e illustratrice, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove nel 2025 consegue la laurea biennale in Grafica d’Arte e Disegno con il voto di 110 e lode.
La sua ricerca si concentra principalmente sull’incisione calcografica, con una particolare predilezione per la tecnica dell’acquaforte, affiancata all’interesse per il mondo dell’illustrazione tradizionale e digitale. Il suo lavoro si sviluppa attraverso immagini metaforiche e simboliche, nelle quali rappresentazioni e iconografie legate alla tradizione vengono rielaborate in relazione a tematiche contemporanee e alla dimensione psicologica e personale. Nel 2022 partecipa alla realizzazione del volume «Gaspara Stampa, Poi che m’hai resa Amor la libertade», Eidos Editore, con le incisioni «La libertà» e «Vivere ardendo».
Nel 2023 viene selezionata dal Distretto Veneziano della Ricerca e dell’Innovazione per la partecipazione alla mostra «Antropocene. La Terra a Ferro e Fuoco» a Venezia con l’incisione W.A.T.K – We Are The Key. Vincitrice della IX edizione del premio Rotary Arte e Cultura Venezia con l’illustrazione Save the Water. Nel 2025 partecipa alla residenza artistica «Impronte del Borgo» a Cison di Valmarino organizzata dall’Associazione Nazionale Incisori Contemporanei.
/Sull’opera
L’opera rappresenta l’istante sospeso in cui Pandora apre il vaso e libera nel mondo ciò che fino a quel momento era stato trattenuto. La scena, nella composizione e nella scelta delle figure, richiama volutamente un immaginario classico, quasi antico, ma il suo significato si sposta verso una riflessione profondamente contemporanea.
Il gesto di Pandora diventa metafora di ciò che accade quando qualcosa viene aperto, rivelato o messo in movimento: una scelta, una curiosità, un desiderio possono generare conseguenze che sfuggono al nostro controllo. Ciò che esce dal vaso non scompare, ma attraversa lo spazio, si deposita e lascia segni. I mali del mito diventano così immagini delle paure, delle fragilità, dei conflitti e delle inquietudini dell’uomo contemporaneo, ma anche delle conseguenze che le nostre azioni possono imprimere nel mondo.
«Ciò che abbiamo aperto» racconta quindi un momento irreversibile: quello in cui un gesto individuale smette di appartenerci e diventa parte di una storia più grande, lasciando dietro di sé una traccia.

10
Sentieri Svelati, 2026
Ceramolle e acquaforte · 35,5 × 50 cm
10 / 18Martina Verdirame
/L’opera
/L’artista
Sono Martina Verdirame, nata nel 2003 in Sicilia. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico di Modica, ho proseguito i miei studi presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove ho conseguito il Diploma di Primo Livello in Grafica d’Arte. Attualmente frequento il biennio in Grafica d’Arte e Disegno.
Fin da sempre coltivo una passione per il disegno e la fotografia, a cui negli ultimi anni si è affiancato l’interesse per la grafica d’arte. La mia ricerca artistica si concentra sulla rappresentazione del paesaggio, di cui i soggetti principali sono i territori della Sicilia, in particolare Modica, e di Venezia, che esploro con uno sguardo personale, raccontando con i paesaggi rappresentati la storia e i ricordi che mi legano ai luoghi da me vissuti.
/Sull’opera
«Sentieri velati da un tratto eterno: basole tra scorci di storica passione; a passi tardi rinvengo in cor mio nascituro sguardo che soave m’attrista.» Salvatore Quasimodo
Un viaggio visivo di Modica, dove diverse tracce, prospettive e livelli si incontrano in un dialogo continuo. Un racconto di scorci, memorie e architetture che restituisce l’essenza più autentica della città.
In quest’opera troviamo due differenti tracce realizzate su due matrici con tecniche diverse che si uniscono su un’unica stampa. La prima traccia rappresenta una parte della mappa di Modica; a questa è sovrapposta una seconda con una parte del paesaggio della città. Questa svela parte dei sentieri che nella mappa non sono evidenti e che raccontano storia, ricordi e tradizioni.

11
Soffio, 2026
Acquaforte · 35 × 50 cm
11 / 18Alex Altinier
/L’opera
/L’artista
Alex Altinier nasce nel 1993 a Vittorio Veneto (TV). Nel 2020 ha conseguito la laurea magistrale in grafica d’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia specializzandosi in particolar modo sulla tecnica calcografica dell’acquaforte e sullo studio anatomico del corpo umano.
Attualmente stampa in proprio e presso il laboratorio di incisione dell’Associazione artistica e culturale Xinciso di Vittorio Veneto.
/Sull’opera
L’opera dal titolo «Soffio» fa parte di una serie composta da disegni e incisioni i cui soggetti sfuggono da una classificazione definita.
Le forme sono instabili e abitano in diversi spaccati temporali in cui affiorano o ritornano al loro grado potenziale.
La visione ravvicinata di questa energia fatta di segni e puntini, propone elementi spiraliformi dalle caratteristiche fitomorfe: moti vorticosi di fluidi e correnti d’aria.

12
Seven Stops Before the End, 2026
Calcografia da matrice incisa al laser · 35 × 50 cm
12 / 18Ioannis Anastasiou
/L’opera
/L’artista
Nato ad Atene nel 1995.
Vive a Breslavia, in Polonia, dove lavora all’Accademia di Belle Arti e Design E. Geppert. È cofondatore di Misprint.
Nel 2023 ha conseguito il dottorato in arte all’Accademia E. Geppert di Breslavia; in precedenza la laurea magistrale in grafica d’arte alla Scuola di Arti visive e applicate della Facoltà di Belle Arti dell’Università Aristotele di Salonicco. Il suo lavoro tocca contesti sociali e politici. Usa tecniche in rilievo, calcografiche, planografiche e sperimentali per realizzare oggetti tridimensionali, installazioni, libri d’artista e stampe.
Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti e ha esposto in più di 120 mostre e concorsi internazionali. Sue opere fanno parte di collezioni museali pubbliche e private. Ha partecipato a conferenze, simposi e workshop internazionali e a pubblicazioni e riviste d’arte. È tra gli organizzatori di PrintCard Wrocław – International Prints Exchange.
/Sull’opera
«Seven Stops before the End II» è un esperimento che appartiene a una serie in corso, dal titolo provvisorio «A Few Stops Before the End». La serie usa materiale d’archivio di pubblico dominio del XIX e del XX secolo, deformato in modo marcato con diverse tecniche di scansione e di montaggio. Le matrici sono stampate in calcografia: la lastra è incisa al laser su plastica, con l’aggiunta della puntasecca.
«Seven Stops Before the End II» parte da una celebre sequenza di fotografie di «Knothole Annie», le unisce e le reinterpreta come un’unica immagine. La serie esplora la distruzione, la morte, il flirt dell’umanità con «la fine», attraverso le tracce del nostro passato collettivo recente: la guerra, la perdita.
Testo dell’artista, tradotto dall’inglese.

13
Il tetto mi è sembrato il cielo, 2026
Acquaforte · 50 × 35 cm
13 / 18Sofia Berzoini
/L’opera
/L’artista
Frequento attualmente il biennio in Grafica d’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, in cui ho conseguito la laurea triennale.
Tengo molto al processo lavorativo, mi permette di giocare con l’ambivalenza delle parole e dei materiali. Non mi vengono le parole, solo facendo riesco a ragionare.
Mi piace custodire, trattenere il superfluo, ciò che avanza.
L’incisione e la grafica d’arte concedono questo modo di pensare molteplice e diramato grazie a uno studio scientifico degli elementi, una sequenzialità ritmica e una vasta espressività segnica. Nel processo si ricava un momento in cui ci si può sentire e in cui si può accadere allo stesso tempo.
/Sull’opera
La capacità della retinatura di alludere la vista a seconda della vicinanza mi affascina: ci si avvicina a quello spazio diafano, tra l’osservatore e il soggetto che da una parte rende visibile e dall’altro scherma, vela, media. Una condizione di perenne segreto celato sotto gli occhi di tutti su un’unica superficie.
L’immagine riporta i resti di un rifugio nel bosco dove i rami secchi hanno man mano preso il posto delle assi del tetto, ma grazie all’aspetto retinato la nostra immersione nell’immagine è più articolata a seconda della nostra distanza.
Vorrei approfondire il mio studio su queste tracce nascoste e allo stesso tempo annunciate, riportate con questi filtri, medium visivi come la retinatura e la griglia, la trasparenza e l’opacità.

14
Together / Relationships, 2025
Acquaforte · 35 × 29 cm
14 / 18Paulina Bobak
/L’opera
/L’artista
Paulina Bobak si è laureata al dipartimento di Grafica dell’Accademia di Belle Arti (2022) e ha completato un corso post-laurea in Storia dell’arte all’Università della Slesia a Katowice. Oggi è dottoranda all’Università Jan Długosz di Częstochowa. Nel suo lavoro esplora i temi della memoria e dell’identità attraverso gli archivi di famiglia: lettere, fotografie, documenti. Ha partecipato a numerose mostre in Polonia e all’estero.
/Sull’opera
Ogni ricordo lascia minuscole particelle in centinaia di cellule nervose. Le tracce di memoria, formate sotto l’effetto di stimoli ed esperienze precise, determinano il comportamento e le emozioni. Anche la vita dei nostri antenati influisce su chi siamo oggi? I gesti che creano significato riguardano la sfera mentale ed emotiva; le relazioni fra le singole forme dei corpi riflettono l’interdipendenza fra gli esseri umani.
Testo dell’artista, tradotto dall’inglese.

15
Ipotesi di Ri(de)costruzione – Senza titolo, 2023
Stampa fine art su Hahnemühle Photo Rag · 20,5 × 22 cm
15 / 18Matteo Trentin
/L’opera
/L’artista
Matteo Trentin (Schio, 1996), diplomato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, vive e lavora tra Schio e Padova.
La sua ricerca esplora gli archivi di memoria nel tentativo di portare alla luce la latenza dei ricordi e ripercorrere i luoghi che questi hanno abitato. Tracce di ritratti o paesaggi fotografici familiari sono qui recuperate e agite mediante stratificazione di interventi pittorici, installativi e sonori, al fine di sottrarle alla perdita, pur passandovi attraverso.
/Sull’opera
Tento di cristallizzare in un’unica immagine due foto d’archivio familiare e anonimo, riferite rispettivamente all’origine e alla fine della vita.
Uno scatto che ritrae mia nonna materna da neonata si dissolve così nel volto di un’anziana a me sconosciuta. Questa traccia di memoria immaginifica, sintesi di due momenti così distanti ma tesi a ripercorrere il ciclo dell’esistenza, suggerisce il desiderio di re-immaginare il domani attraverso il recupero e la restituzione collettiva dei ricordi.

16
Conto alla Rovescia, 2018
Acquaforte · 32 × 40 cm
16 / 18Pedro Luis Lava
/L’opera
/L’artista
Pedro Lava (Venezuela, 1967) è un artista e incisore italo-venezuelano basato in Italia dal 1998. Formato in Architettura, perfeziona la calcografia d’intaglio e rilievo con i Maestri I. Minen, L. Ceschin e G. Favaro. Vincitore del 1° Premio alla VI Biennale Grafica «Diego Donati» di Perugia, ha esposto in oltre 15 Paesi partecipando a prestigiose rassegne (Triennale di Macao, Biennali di Cracovia, Varna, Douro, FIG Bilbao, Grenchen, Yerevan). Tra le distinzioni figurano premi a Trento, Mestre e Acqui Terme. Le sue opere, recensite su «Grafica d’Arte», uniscono memoria, impegno civile e rigore tecnico. È fondatore del collettivo Piave Printmakers.
/Sull’opera
L’opera risponde al tema TRACCE raccontando il solco indelebile lasciato dalla crisi socio-economica venezuelana. Attraverso l’incisione calcografica, atto di stampare una traccia sulla materia, si crea un dialogo visivo tra la favela di Petare, simbolo di estrema povertà e quotidiana resilienza, e la raffineria di Amuay, imponente infrastruttura petrolifera qui sospesa e capovolta. La composizione speculare rivela la stridente contraddizione tra una ricchezza energetica che ha alimentato corruzione e la miseria che affligge milioni di persone. La raffineria incombe sul tessuto urbano come un countdown verso la distruzione sociale. Nel contesto dell’inaugurazione di Garatelier, l’opera rappresenta l’attraversamento tra memoria d’origine e ricerca artistica, trasformando la ferita geografica in una testimonianza grafica di valore universale.

17
Kamakura, Fading, 2020
Risografia · 14,8 × 21 cm
17 / 18Mandy Finke
/L’opera
/L’artista
Mandy Finke è un’artista lussemburghese che vive nei Paesi Bassi. La sua pratica è segnata dall’amore per il graphic novel e l’animazione giapponese: attinge alle tecniche tradizionali dell’inchiostrazione e del tratteggio ed esplora il rapporto fra contrasti forti e linee delicate. La formazione in architettura guida il suo modo di comporre e di raccontare per immagini, e unisce il linguaggio grafico dell’illustrazione a uno sguardo attento sugli ambienti che ci circondano.
/Sull’opera
Questa stampa prova a catturare la qualità sfuggente di un ricordo di viaggio: non il ricordo preciso di un luogo, ma i frammenti di atmosfera, di movimento e di sensazioni che restano in mente dopo il ritorno a casa. Le figure si muovono in un paesaggio indistinto, portando con sé una traccia del luogo e diventandone allo stesso tempo parte. L’opera è la traccia di una traccia: l’impronta fisica di un luogo ricordato, filtrata dall’esperienza dell’artista e tradotta in immagine.
Testo dell’artista, tradotto dall’inglese.

18
Semi, 2022
Maniera nera · 50 × 35 cm
18 / 18Valeria Iseppi
/L’opera
/L’artista
Pittrice botanica dal 2007 (acquerello e grafite), ha partecipato con opere selezionate e finaliste a vari concorsi. Ha frequentato la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia e la stamperia Busato di Vicenza. Alcune sue incisioni si trovano presso l’Istituto Italiano di Cultura a Praga. Mostre negli ultimi anni: «Ellas illustan botanica» (Madrid, 2024), «La bella scienza» presso il centro CSUV/Arte di Vicenza (2025), «Plantae», SBA, Londra (2026).
/Sull’opera
Raccolgo semi per i sentieri. Racchiudono in poco spazio futuri alberi.
Forse ho raccolto un intero bosco.
/La serata












Fotografie di Daniela Manfrin
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